La Repubblica cita il Santuario di Castelmagno

20/06/2016
La Repubblica cita il Santuario di Castelmagno

Eremi di montagna o colonie marine: in un portale la rete dell'accoglienza religiosa

 

Castelmagno (Cuneo), santuario di San Magno

Sono oltre 4.500 in tutta Italia le strutture che fanno parte della rete per l'accoglienza religiosa. Conventi, ma non solo: tra case per ferie, ostelli e rifugi ci sono luoghi incantevoli nei centri storici, in riva al mare o in montagna. E non ci si va solo per pregare

In tutta Italia ci sono oltre trecentomila posti letto in 4.500 strutture. Non solo monasteri: si va dagli agricampeggi agli ostelli. Ci si va per pregare e partecipare a ritiri, ma sono aperti anche ai vacanzieri. In particolare quelli che cercano luoghi suggestivi a prezzi contenuti

di ANDREA GUALTIERI

15 giugno 2016

Splendidi casolari di montagna, ma anche colonie nei luoghi di mare più suggestivi. E poi eremi rilassanti e ostelli nei centri storici. Tanti e tanto belli che tracciare una mappa lungo la Penisola significa disegnare un reticolato fittissimo nel quale scegliere è imbarazzante: dall’agricampeggio di Noto, nella punta più a sud della Sicilia, al rifugio dell’alta val Formazza sul confine con la Svizzera. Sono 4.509 in tutto e non appartengono ai circuiti turistici tradizionali, perché sono l’eredità dell’antica tradizione dei campi estivi legati a parrocchie, gruppi e movimenti ecclesiali. Case in cui si va per pregare o per partecipare a ritiri spirituali, ma non solo. Quasi tutte, specie nelle stagioni turistiche, diventano infatti punto di riferimento per trascorrere vacanze o brevi soggiorni.

Il Coordinamento nazionale delle case ferie, promosso dalla Conferenza episcopale italiana, ha censito tutte le strutture d’accoglienza religiosa e ha raccolto dati e foto in un portale non profit. Una sorta di booking a tema, dove non è possibile prenotare ma si possono consultare schede e foto delle strutture. “A breve vorremmo introdurre anche i commenti degli utenti”, anticipa Fabio Rocchi, amministratore del portale e componente del coordinamento Cei. Anche perché a caratterizzare case, ostelli e colonie della rete religiosa dovrebbe essere proprio l’atteggiamento d’ospitalità nei confronti di chi chiede alloggio: “Noi non rilasciamo una certificazione, ma proponiamo attività di formazione per suggerire linee guida comuni: è chiaro che in questi luoghi ci si aspetta attenzione alle famiglie, ai disabili e poi disponibilità all’accoglienza”.

 E’  proprio dalle famiglie - oltre che dai gruppi parrocchiali - che arriva la maggior parte delle richieste italiane alla rete dell'accoglienza religiosa. Si tratta, in gran parte, di una platea attenta a trovare soluzioni dal costo contenuto, magari senza qualche comfort ma capaci di assicurare pulizia e serenità, meglio se in una location comoda o suggestiva. I prezzi, in questi casi, partono anche da poche decine di euro a notte, mentre nei luoghi più legati all'attività religiosa si trova anche qualche sistemazione nella quale si accetta un'offerta libera. Hanno un profilo diverso invece le richieste che arrivano dall'estero. Al portale web, racconta Rocchi, si rivolgono soprattutto da Sudamerica e centro Europa e in questi casi ciò che si chiede è soprattutto una posizione ottimale rispetto agli itinerari programmati. Molti dei quali, in realtà, ruotano attorno a Roma.

Proprio nella Città eterna si trova la maggior parte delle strutture gestite direttamente dai religiosi, perché lì ci sono le grandi case generalizie di tutti gli ordini che in molti casi hanno visto destinare all’ospitalità porzioni degli edifici ormai sovradimensionati rispetto alle esigenze ecclesiali. Nel resto d'Italia, quasi due terzi delle case sono date in gestione ai laici o a gruppi esterni specializzati nell’accoglienza di gruppi di ispirazione religiosa. Un’attività che ha spesso suscitato polemiche legate al pagamento delle imposte sugli immobili: “La legge – precisano dalla Cei - prevede che si paghi l’Imu per la porzione destinata ad attività commerciali e, dai riscontri raccolti, sei strutture su dieci la pagano per l’intera superficie, mentre le altre pagano parzialmente. Restano fuori solo quelle che si dedicano ad attività sociali o le stanze usate ad esempio dai monasteri come foresterie”.

La sensibilità del fisco e della rete turistica tradizionale è motivata anche dai numeri, che sono imponenti: alla rete dell’accoglienza religiosa sono collegabili 315.929 posti letto in tutta Italia, circa il 7 per cento di quelli disponibili nelle strutture turistiche tradizionali che, secondo l’Istat, sono 4.489.000. La regione con il maggior numero di strutture religiose è il Lazio (628 per 36.424 posti letto) ma nei posti letto primeggia il Veneto (39.380), grazie a realtà presenti sia nelle zone marine che in quelle montane e nelle città mete di pellegrinaggi come, in particolare, quella di Padova.

Gran parte dei posti è distribuita in strutture di dimensioni contenute: la media nazionale è di 70 di letti per casa, ma in Friuli-Venezia Giulia ad esempio si raggiunge un picco con una media di 135, mentre la Calabria si ferma a 49 posti per struttura. Interessante anche il rapporto tra abitanti e posti letto di ospitalità religiosa: rispetto ad una media nazionale di un posto letto ogni 188 abitanti, la Valle d’Aosta ha la densità maggiore con uno ogni 25, seguita dall’Umbria con uno ogni 49; all’opposto la Sicilia con un posto letto ogni 441 abitanti.